COMITATO SCIENTIFICO

FUORI SEST0

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Rimettere il mondo in sesto è forse ancora possibile, ma per farlo occorre andare alla radice di quei cardini che ci hanno portato qui, al disordine del tempo in cui viviamo. Occorre scardinarli, e farne di nuovi. È la politica lo strumento, il cantiere, il luogo.

Costruire il Comitato scientifico di un partito che sta nascendo, e che si presenta in radicale discontinuità con la politica della sinistra degli ultimi anni, è un compito difficile ed entusiasmante. Abbiamo fortunatamente un buon punto di partenza: il documento politico approvato dal nostro Congresso fondativo e gli approfondimenti e gli arricchimenti che sono venuti dal dibattito e dai numerosi emendamenti presentati ed assunti. Ci sono lì importanti tracce di lavoro su cui impegnare la mobilitazione cognitiva del corpo vasto del partito e su cui aprire un confronto con l'intelligenza politica schierata sul fronte dell'alternativa che si è mossa oltre lo stesso partito.

Un'intelligenza politica vasta, che va oltre i nostri confini, e che ha prodotto in questi anni riflessioni importanti, libri, saggi, articoli sulle nuove forme assunte dal capitalismo e sulle soggettività politiche e sociali che nella crisi del capitalismo si fanno strada. Analisi e riflessioni che sono rimaste molto spesso parallele all'azione politica, senza riuscire ad incidere sulle scelte di chi la sinistra intendeva rappresentare. Parlo dei contributi e delle analisi sul populismo, sulle nuove forme del potere diffuso, e sulla diffusione di forme di vita politica collettiva e di organizzazione sociale il più delle volte non solo non rappresentate ma nemmeno presenti nel dibattito politico della sinistra. Il primo compito del Comitato Scientifico dovrebbe essere proprio questo. Riportare nel dibattito politico i materiali di questa riflessione diffusa, costruire un filo fra la ricchezza dell'analisi e delle pratiche e l'agire politico nelle istituzioni della rappresentanza.

Il secondo compito è dare un contributo all'interazione tra questi saperi diffusi. La crisi, è stato detto, è insieme economica, ambientale, sociale, politica, antropologica. Il capitalismo, che ha fatto della crisi un punto forte dei suoi stessi modi di dominio e di controllo, ha permeato di se tutti gli aspetti della vita umana. Il sapere critico che ha colto questa dimensione si è però il più delle volte mosso in maniera parallela. Grandi analisi sulla crisi economica, su quella ambientale, su quella sociale ma spesso irrelate tra loro. Il grande fascino esercitato sulla sinistra dall'Enciclica "Laudato sii" di papa Francesco è dovuto al fatto che è uno straordinario contributo per tenere insieme ambiente e lavoro, crisi della società e crisi dell'individuo, in una critica radicale all'ordine economico esistente. Dobbiamo costruire un comitato scientifico che faccia parlare tra loro, a partire da questioni determinate, gli economisti, i sociologi, gli ambientalisti, gli urbanisti, gli storici della politica e dell'arte, con quanti la crisi della società e la perdita di autonomia delle persone l'hanno colte con l'arte, con la poesia, con il romanzo.Solo il dialogo fra i diversi saperi può trasformare il pensiero critico in teoria e pratica politica, e costruire un linguaggio capace di rivolgersi in maniera nuova alle donne e agli uomini del nostro tempo. E questo può essere un grande contributo che il partito da allo stesso superamento della crisi delle nostre istituzioni educative, dalla scuola all'Accademia, che hanno proprio nel disciplinarismo specialistico esasperato un grave impedimento sia nello stare sui punti alti della ricerca più avanzata, che nel progettare percorsi inclusivi capaci di combatter le esclusioni e le diseguaglianze sul terreno del sapere.

Dovremmo con questo spirito e con questo metodo affrontare i grandi dilemmi del futuro che la politica rimuove. L'intelligenza artificiale, i suoi effetti nel presente, e quelli ancora più profondi che si annunciano, sui modi di accumulazione del capitale e sulla vita e sul lavoro delle persone, è oggi materia per futurologi, che sulle pagine interne dei quotidiani discettano di macchine che pensano altre macchine, della vita virtuale oltre la morte, di economia della condivisione che farà sparire il rapporto di lavoro dipendente, tra l'altro sempre più sostituito nei servizi, nell'industria, nei trasporti dall'irrompere della robotica. Certamente c'è molto di ideologico in questa rappresentazione del mondo che verrà. Ma ci sono tendenze reali già presenti in cui il "capitalismo delle piattaforme" assoggetta ai suoi algoritmi il nostro lavoro, i nostri consumi e le nostre relazioni sociali. Occorre su questo aprire una grande fase di studio e di riflessioni, che sappia discernere i dati reali dalle proiezioni ideologiche, ma cha sappia da un lato riconoscere quanto già oggi il capitalismo globalizzato delle piattaforme abbia cambiato e ridimensionato la sovranità degli Stati, il governo della finanza e della moneta, la nostra stessa capacità di riflettere e immaginare il futuro. Il futuro è aperto da tecnologie che ci inchiodano al presente. Questo è il paradosso, ma anche la contraddizione su cui lavorare per immaginare un futuro diverso. Cogliendo nelle tecnologie, assieme ai pericoli, anche tutti i potenziali che possono aprire nuovi spazi d'impegno per l'uguaglianza e la libertà.

Il comitato scientifico avrà anche il compito di elaborare e fornire materiali a sostegno delle campagne politiche delle forze politiche e sociali dell'alternativa e a costruire idee e proposte in vista delle scadenze politiche. La prima importante scadenza a cui attrezzarsi saranno le elezioni amministrative di giugno. Possiamo dare un contributo ad evitare due rischi. Il primo è che servano solamente ai partiti politici semplicemente per contarsi in vista delle elezioni politiche, il secondo di chiudersi in una dimensione puramente localistica. Può essere invece una straordinaria occasione per mettere a tema il ruolo delle città rispetto allo Stato, all'Europa, alla globalizzazione, e come la crisi dello stato nazione e dell'Europa agiscono sulle città, ma anche come nelle città si possano individuare le idee e le esperienze per rispondere da sinistra alla crisi. E' nelle città che vive la maggior parte delle persone. Ed è nelle città che si manifestano più acutamente le nuove e le vecchie contradizioni dello sviluppo. Le città della innovazione, terminali delle reti lunghe del capitalismo delle piattaforme, le città della cultura e della ricerca, ma anche le città dell'inquinamento e del degrado del patrimonio ambientale e culturale. Le città dove la disuguaglianza nelle condizioni di reddito e di accesso al sapere e alla conoscenza raggiunge livelli intollerabili. Le città divise fra i luoghi che stanno in rete col mondo e le città delle periferie, spesso chiuse in localismi identitari. E le città che hanno intorno il deserto per lo spopolamento delle aree interne, con effetti devastanti sulla stessa qualità della vita nelle città. Le città del Mediterraneo a cui i cittadini, lo diceva Pedrag Matvejevic, sentono di appartenere più che allo Stato. Le città in cui è entrato il mondo, e che attraverso le politiche dell'accoglienza e dell'inclusione possono dare un contributo decisivo per costruire la cultura del dialogo e della pace. A partire dall'esperienze di che in questa direzione già sono all'opera nel nostro Paese. Mettere insieme i saperi necessari a leggere il contesto urbano nel nostro tempo e metterli a confronto con gli amministratori e con quanti si candidano ad amministrare, farli dialogare con le tante esperienze che sul terreno dell'ambiente, della cultura, dell'inclusione si sono mosse in questi anni, spesso fuori e talvolta contro la politica istituzione, può essere il primo grande contributo che possiamo dare alla costruzione di un partito che vede nella politicizzazione della società il suo compito fondamentale.

Sinistra Italiana si pensa come l'avvio di un processo per costruire in Italia lo spazio politico dell'alternativa. Consapevole che per farlo occorrono forze, esperienze, intelligenze che vadano molto oltre i suoi attuali confini. Il comitato scientifico si propone come uno spazio aperto, per riflettere insieme a tutti quanti lo vorranno a cosa significa costruire oggi un partito di sinistra dentro la crisi della forma partito e dentro la crisi della sinistra.

Altri temi ed altre direzioni di ricerca scaturiranno dal confronto libero e aperto di quanti vorranno far parte del Comitato, che avrà anche il compito di tessere un filo con le fondazioni, le associazioni, i tanti gruppi formali ed informali di intellettuali che su questi temi si interrogano, e con i tanti movimenti che su questi temi agiscono.

Andrea Ranieri

I primi aderenti al comitato che si sono riuniti giovedì 29 marzo e che hanno approvato il documento e il programma di lavoro proposto da Andrea Ranieri.

Rocco Albanese, Giuseppe Bagni, Piero Bevilacqua, Maria Luisa Boccia, Beppe Caccia, Raffaella Casciello, Luciana Castellina, Salvatore Cingari, Stefano Cristante, Vezio De Lucia, Elettra Deiana, Mariano Di Palma, Riccardo Laterza, Michela Marchiori, Danielle Mazzonis, Salvatore Monni, Tomaso Montanari, Fabio Mussi, Teresa Numerico, Michele Prospero, Enrico Pugliese, Michele Raitano, Andrea Ranieri, Bia Sarasini, Alba Sasso, Enzo Scandurra, Francesco Sylos Labini, Gianni Zagato

Per partecipare puoi contribuire con testi e proposte su Commo.org usando la tag Comitato scientifico o scrivere a Fuorisesto.si@gmail.com

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